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Recensione 'L'arte nel sangue' di Bonnie MacBird | HarperCollins Italia

TITOLO: L'arte nel sangue
AUTORE: Bonnie MacBird
EDITORE: HarperCollins Italia
PAGINE: 336 
GENERE: giallo
PREZZO: 16,00 €
eBOOK ita: 6,99 €
Omaggio CE
Scheda del libro 


Nota sull'autrice
Bonnie MacBird è nata e cresciuta a San Francisco, si è innamorata di Sherlock Holmes leggendo il “canone holmesiano” quando aveva dieci anni. Ha frequentato la Standford University, dove si è laureata in Musica e ha conseguito un master in Cinematografia. Durante la sua lunga carriera a Hollywood ha lavorato per la Universal, ha fimato il soggetto originale per film di successo come Tron, ha vinto tre Emmy Awards per la realizzazione di documentari, ha prodotto numerose commedie e musical e ha lavorato come attrice e regista per il teatro. Oltre all’impegno nell’industria dell’entertainment, insegna a un noto corso di scenografia alla UCLA ed è una capace acquarellista. Tiene regolarmente conferenze sulla scrittura, la creatività e Sherlock Holmes. Vive a Los Angeles, ma visita spesso Londra.


Per chi ama Artur Conan Doyle, la scelta di leggere un libro che abbia come protagonista Sherlock Holmes, scritto da qualcun altro, porta inevitabilmente con sé una massiccia dose di scetticismo.
Ma la cosa bella di approcciarsi ad un’opera con basse aspettative, è proprio la possibilità che queste vengano non solo colmate ma addirittura superate. E’ proprio quello che mi è successo con L’arte nel sangue di Bonnie MacBird (HarperCollins Italia, 2016). Sì, perché la MacBird, conoscitrice di Doyle e grande appassionata di Sherlock Holmes, ci conduce in una storia degna delle classiche avventure di Watson e Holmes.
Innanzitutto ho apprezzato molto l’espediente iniziale, la prefazione in cui l’autrice racconta di essersi imbattuta casualmente in alcuni appunti ingialliti di Watson, sfogliando un vecchio trattato sull’uso della cocaina, presso la Wellcome Library di Londra. Pagine parzialmente scolorite nelle quali il dottore narrava una storia inedita, il cui protagonista era il suo amico Sherlock Holmes. Ed è proprio quella storia che l’autrice si appresta a riportare, ricostruendo le parti illeggibili nel modo più verosimile possibile.
La vicenda prende il via in un momento buio per il nostro investigatore. Reduce da una settimana di prigione e prostrato dall’assenza di nuovi stimoli in ambito lavorativo, Holmes viene trovato dall’amico Watson al 221B di Baker Street in condizioni preoccupanti. Emaciato, rifiuta il cibo e trova un fugace sollievo solo nella cocaina. Ma un nuovo caso busserà presto alla sua porta: Cerise La Victoire, celebre cabarettista francese, si rivolge a lui per ritrovare il suo bambino scomparso. Un caso privato, che però appare strettamente connesso ad una vicenda ben più nota, quella del furto di una statua greca dal valore inestimabile. Entrambe le piste, infatti, riportano sulle tracce del conte Pellingham, collezionista e facoltoso uomo d’affari inglese.
Da qui partirà l’indagine che si dipana tra la Francia e l’Inghilterra, tra le opere del Louvre e i vicoli di Londra, mentre Holmes ritroverà se stesso e la sua tempra, e il dottor Watson, da poco convolato a nozze, scoprirà di subire ancora il fascino del rischio e dell’avventura.
Mi accorsi del vivo piacere che il mio amico traeva da quella situazione di serio pericolo. Negli occhi gli brillava l'emozione della caccia.
Sfiorai la rivoltella, fredda e rassicurante nella mia tasca. Nonostante tutto, sentii il brivido dell'avventura crescermi dentro come una frenesia indesiderata.
Una storia ben costruita, non eccessivamente complessa ma per nulla prevedibile, fatta di pochi tasselli ma collocati al posto giusto. Holmes appare come sempre metodico e razionale, attento ai dettagli e alle deduzioni, sebbene in questa avventura scopriremo un aspetto inedito della sua personalità. Emergeranno le sue fragilità, il suo amore per l’arte, il suo lato più vulnerabile, che scalfisce la corazza di freddezza che lo caratterizza. Ho amato molto questa luce nuova proiettata su Holmes, che lo rende più umano senza snaturare le sue caratteristiche e facendo emergere anche il profondo vincolo che lo lega a Watson. Watson, voce narrante, che si conferma il mio personaggio preferito, disposto a tutto pur di aiutare l’amico, affidabile e spesso incapace di mascherare le proprie emozioni.
Una indiscutibile fedeltà allo stile di Doyle, seppure con alcune palpabili variazioni. La prima riguarda la vena di modernità che percorre la scrittura, rendendola più fluida e scorrevole, senza intaccare il fascino delle descrizioni, che si rivelano accurate. La seconda è strettamente connessa all’influenza cinematografica che, per ammissione della stessa autrice, le ha impedito di scindere Holmes e Watson dagli attori che li hanno interpretati sul grande schermo, portandola a rivedere i personaggi in una chiave più dinamica. Anch’io, da lettrice, ho avuto per tutto il tempo la sensazione di trovarmi davanti Robert Downey Jr. e Jude Law.
In conclusione non posso che consigliare questo libro agli amanti di Sherlock Holmes, che desiderano scoprire un lato inedito del celebre investigatore, ma anche ai neofiti in cerca un giallo piacevole e ben costruito.







Commenti

  1. Sembra piuttosto interessante! Ho letto molti libri su Sherlock non scritti da Doyle e alcuni sono stati bellini, altri da bocciare. Darò un'occasione a questo :)

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    1. Per me è il primo, proprio per una scelta dettata dallo scetticismo. Devo dire di essermi ricreduta :)

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  2. Decisamente interessante...Elementare Watson! Segno titolo e autrice a me sconosciuta :-)

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    1. Sì, Francy...una lettura davvero piacevole! :)

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  3. Complimenti per la recensione! :) Il libro lo sto corteggiando da parecchio, prima o poi riuscirò anche a leggerlo, o almeno spero! :)

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    1. Grazie mille! :) LA lista dei libri da leggere tende all'infinito! :D

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